Il caffè al bar e la cioccolata pasquale sembrano piccoli piaceri quotidiani. Eppure oggi costano sempre di più. Un caffè che sfiora 1,30 o 1,40 euro a tazzina. Uova di Pasqua che ogni anno pesano sul portafoglio. Ma cosa sta succedendo davvero ai prezzi di caffè e cacao? Dietro questi rincari si nasconde una storia complessa, fatta di clima, mercati internazionali e costi che non accennano a diminuire.
Perché la cioccolata costa sempre di più
Secondo le rilevazioni Istat analizzate da Assoutenti, i prodotti a base di cioccolato sono aumentati dell’8,5%, mentre il cacao, la materia prima, ha toccato un +20,5%. Un dato che colpisce, soprattutto quando si scopre che sui mercati internazionali le quotazioni sono scese ai minimi degli ultimi anni.
Come è possibile? La risposta arriva dall’Africa occidentale, cuore della produzione mondiale. Costa d’Avorio e Ghana coprono circa il 60% del cacao globale. Quando qui qualcosa si inceppa, l’effetto arriva presto anche sugli scaffali dei supermercati europei.
Un raccolto difficile e un mercato in tensione
Dal 2023 il cacao ha fatto i conti con piogge irregolari, malattie delle piante e rese più basse del previsto. Il mercato ha registrato un vero deficit. Le quotazioni a Londra e New York sono salite in modo rapido, raggiungendo livelli record nel 2024 e in parte del 2025.
Quando i prezzi di una materia prima agricola crescono forte e in fretta, arrivano anche i fondi finanziari. Iniziano a comprare future, contratti che fissano oggi il prezzo del cacao da scambiare in futuro. Più cresce la paura di scarsità, più capitali affluiscono. Così si crea una spirale che spinge i prezzi ancora più in alto.
Il crollo delle quotazioni e il paradosso al supermercato
Negli ultimi mesi la situazione si è ribaltata. Le esportazioni dalla Costa d’Avorio sono tornate più regolari. Le aspettative si sono fatte meno drammatiche. Molti investitori hanno chiuso le posizioni, incassando i profitti.
Oggi il future con scadenza primavera 2026 vale intorno a 3.000 dollari a tonnellata, circa il 40% in meno da inizio anno e oltre il 70% sotto i picchi del 2025. Eppure, le tavolette di cioccolato in negozio restano care.
Il motivo? Le industrie comprano cacao in anticipo, anche con sei o dodici mesi di anticipo. Oggi stanno usando scorte acquistate quando i prezzi erano ai massimi. A questo si sommano i rincari di zucchero, latte, energia, trasporti, imballaggi e manodopera. Il calo della materia prima viene assorbito da tutto il resto.
Quando potremmo vedere prezzi più bassi?
Per un ribasso reale ai consumatori devono verificarsi tre condizioni:
- il cacao deve rimanere basso per diversi mesi
- le scorte comprate a caro prezzo devono esaurirsi
- la concorrenza tra marche e discount deve spingere al ribasso
Anche così, è improbabile tornare ai prezzi del passato. Il cacao è solo una parte del prezzo finale e la discesa lungo la filiera è lenta e parziale.
Caffè: una storia diversa ma con lo stesso risultato
Se per il cacao il problema è stato il mercato finanziario, per il caffè la causa è più profonda. La produzione mondiale dipende soprattutto da Brasile e Vietnam, che insieme superano la metà dei chicchi prodotti nel mondo.
Negli ultimi anni entrambi i Paesi hanno affrontato gli effetti del fenomeno El Niño: siccità prolungate in alcune regioni, piogge irregolari in altre. Questo ha modificato i cicli di fioritura e raccolta. Il Brasile, che vale circa un terzo della produzione globale, ha visto calare le rese dell’Arabica. Il Vietnam, primo produttore mondiale di Robusta, ha sofferto stress idrici e costi agricoli crescenti.
Una filiera lenta e rigida
Il caffè non si improvvisa. Una piantagione richiede anni prima di entrare a pieno regime. Una stagione persa non si recupera velocemente. Intanto la domanda mondiale cresce dell’1-2% l’anno, secondo l’International Coffee Organization.
Con scorte più scarse e consumi sempre alti, il mercato resta teso. In questo caso i futures seguono i fondamentali reali: offerta fragile, clima incerto, domanda stabile.
Ed ecco perché il nostro caffè continua a rincarare
L’Italia importa quasi il 100% del caffè consumato. Le torrefazioni devono poi affrontare gli stessi rincari che colpiscono anche il comparto del cacao: energia, trasporti, costi industriali. Tutti elementi che mantengono il prezzo finale su livelli elevati.
Così ci ritroviamo con due tradizioni che resistono nel tempo, il caffè al bar e la cioccolata delle feste, ma che oggi sembrano un po’ più di lusso. E, per ora, non c’è molto che possiamo fare, se non tenere d’occhio il mercato e sperare in annate migliori.




